LA COLLEZIONE PERMANENTE DEL ROSSINI ART SITE: CORRENTI ARTISTICHE E PRINCIPALI PROTAGONISTI

Arman, Bellantoni Elena, Carlesso Gianpietro, Cascella Andrea, Cesar Baldaccini, Consagra Pietro, De Braud Alberto, De Filippi Fernando, Dietman Erik, Everesley Fred, Fried David, Fuksas Massimiliano, Ghermandi Quinto, Ievolella Antonio, Leoncillo Leonardi, Marangoni Federica, Melotti Fausto, Milani Umberto, Minguzzi Luciano, Munari Bruno, Mu Chiara, Nagasawa Hidetoshi, Nappi Bianca, Negri Gaetano, Negri Mario, Oppenheim Dennis, Pepe Antonio, Pomodoro Giò, Rambelli Domenico, Rebeyrolle Paul, Rennertz Karl Manfred, Sesma Raymundo, Somaini Francesco, Spoerri Daniel, Stahler Franz, Tinguely Jean, Turcato Giulio, Varisco Grazia, Wines James

L’età dell’oro della scultura italiana

Un piccolo, ma molto significativo, nucleo di opere esposte all’interno del Rossini Art Site è costituito dalle sculture di quegli autori che, per primi in Italia, intrapresero la rivoluzione dell’astrazione in scultura. Ovvero coloro che dall’immediato dopoguerra alla metà degli anni Sessanta ruppero la tradizione della figurazione per avvicinarsi alle ricerche che i pionieri dell’astrattismo stavano portando avanti in pittura già a partire dagli anni ‘10.

“Gli scultori italiani portano alle estreme conseguenze il rapporto tra forma e materia, e se l’idea dello scultore è rappresentata dal “dare forma” alla materia bruta, quegli scultori cominciano a valutare la materia come un elemento attivo, e non passivo, della creazione plastica. La materia, cioè, ha delle caratteristiche intrinseche che condizionano la forma. La materia stessa diventa dunque protagonista e non strumento, soggetto della scultura e non semplice mezzo.” Fanno parte di questo gruppo, artisti come Mario Negri, Lorenzo Pepe, Andrea Cascella, Francesco Somaini, Giò Pomodoro, Quinto Ghermandi tutti presenti nelle più importanti collezioni pubbliche italiane e all’interno del Rossini Art Site.

I maestri dell’Astrattismo Concreto

Il cuore della Collezione Rossini è certamente rappresentato dai rivoluzionari protagonisti del panorama artistico italiano della seconda metà del Novecento. Il Movimento Arte Concreta, l’Informale e, più in generale, quello che viene definito Astrattismo Europeo furono certamente le correnti più seguite e amate da Alberto Rossini, che, oltre a raccogliere una collezione veramente significativa di opere di questi movimenti, divenne amico e mecenate di molti dei protagonisti.

Pur appartenendo a gruppi artistici diversi e rifacendosi a ricerche estetiche parzialmente differenti, Turcato, Consagra, Leoncillo, Munari, Melotti ed alcuni altri, dettarono le regole di un nuovo modo di fare scultura, scevro di simbolismi o riferimenti psicologici, ma generato dalle impressioni che le forme, la materia e i colori della realtà imprimono sugli artisti e sugli equilibri che ne possono nascere. Di questi maestri, sono presenti nel parco alcune rare opere su larga scala, dal valore storico e poetico inestimabile; ognuna giunta in questo luogo tramite vicende che legano la storia dell’arte, a quella dell’industria e della committenza privata.

Il Nouveau Réalisme

Con questo termine si fa riferimento a quella corrente che si diffuse agli inizi degli Anni ‘60 sotto l’egida del critico d’arte Pierre Restany, amico di Rossini e frequentatore della sua casa.

All’interno di questo gruppo compatto, che restò tale per soli tre intensi anni, ogni membro sviluppò un vocabolario proprio governato però da principi condivisi: in contrapposizione con i risvolti lirici e psicologici che l’arte astratta, materica e gestuale aveva ormai assunto. Per rivelare questa nuova oggettività, i Nouveaux Réalistes estrapolando oggetti banali dal loro contesto quotidiano e spingono lo spettatore ad osservare e riscoprire oggetti che, altrimenti, andrebbero persi nel flusso quotidiano di stimoli visivi.

E se Spoerri dà vita a nuovi personaggi combinando oggetti incongruenti, Arman si serve della tecnica delle “accumulazioni”, tramite cui crea mucchi e composizioni di oggetti legati alla quotidianità; César invece comprime automobili: simbolo per eccellenza della produzione seriale. Oltre alle opere di questi tre artisti, il movimento dei novorealisti è rappresentato all’interno della collezione anche da Tinguely e Dietman.

Arte e Industria

Sull’onda della passione di Albero Rossini per l’arte contemporanea, per molti anni l’azienda di famiglia ha individuato nell’arte uno strumento efficace di comunicazione interna ed esterna della propria identità, basata sulla sperimentazione e sull’innovazione tecnologica. L’azienda meccanica della famiglia Rossini ha infatti negli anni attuato un progetto coerente, in cui il mecenatismo non fu una semplice attività passiva, bensì un atto compiuto.

L’investimento in arte si pone quindi non solo come puro sostegno economico alla realizzazione di importanti opere, come ad esempio nel caso dello scultore Hidetoshi Nagasawa, ma anche come vera e propria realtà produttiva: sono infatti parecchi gli artisti amici di Alberto Rossini invitati nel corso degli anni a realizzare le proprie opere con la strumentazione e le competenze dell’azienda meccanica di famiglia, molte delle quelli sono valse premi e importanti riconoscimenti. Tra gli artisti presenti al Rossini Art Site che in questo senso hanno collaborato con Alberto Rossini, ricordiamo Pietro Consagra, César, Erik Dietman, Dennis Oppenheim, oltre all’architetto Massimiliano Fuksas, affiancato nella realizzazione della maquette per la Casa della Pace, esposta per la prima volta alla Biennale di Venezia del 2000 con lo scopo di rappresentare in scala ridotta l’edificio Peres Peace House, successivamente realizzato a Tel Aviv.

I giovani e le residenze d’artista

Non collezionista per investimento, ma per autentico amore dell’arte, Alberto Rossini non ha fatto mancare il suo sostegno anche ad artisti più giovani, di cui apprezzava la poetica.

Questi artisti, con cui il collezionista era solito stringere rapporti di amicizia oltre che di mecenatismo, erano spesso invitati in residenza presso il Rossini Art Site e da questi progetti nascevano opere site specific come la “Segreta” di Antonio Ievolella o le “Anfore” di Franz Sthaeler.

Questa tradizione viene ora continuata dai figli di Alberto, Marco e Matteo, che tengono vivo il parco invitando artisti affermati ed emergenti a studiare performance e progetti site-specific, che arricchiscono la collezione con nuove opere, come nel caso dei recenti interventi di Chara Mu, intitolati “esercizi di fuga”.